Le rivolte mettono a rischio la Premier League, e ora s’incazzano gli hooligan veri

Inghilterra-Olanda è non mai una partita amichevole; si tratta di un confronto tra due nazionali che vantano tradizioni calcistiche a cinque stelle. Non solo; è anche l’occasione per rimettere in discussione la leadership europea delle frange più accese del tifo violento del vecchio continente. La competizione prevista ieri sera a Wembley ha subito però un inatteso rinvio per motivi di ordine pubblico. Troppi agenti impegnati a sedare le rivolte esplose nei vari quartieri della capitale britannica per potersi accollare anche le eventuali grane provocate da hooligan e orange. di Massimo Ciullo
8 AGO 20
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Inghilterra-Olanda è non mai una partita amichevole; si tratta di un confronto tra due nazionali che vantano tradizioni calcistiche a cinque stelle. Non solo; è anche l’occasione per rimettere in discussione la leadership europea delle frange più accese del tifo violento del vecchio continente. La competizione prevista ieri sera a Wembley ha subito però un inatteso rinvio per motivi di ordine pubblico. Troppi agenti impegnati a sedare le rivolte esplose nei vari quartieri della capitale britannica dopo l’uccisione di un giovane pregiudicato di colore, per potersi accollare anche le eventuali grane provocate da hooligan e orange. Una decisione presa dalla FA (Football Association), la federazione inglese, che ha deliberato anche di rimandare alcune gare di Coppa d’Inghilterra. Un affronto ai tifosi più caldi, scalzati nel loro abituale ruolo di “heroes of disorder” da gruppuscoli di giovinastri, molto più impegnati a saccheggiare negozi di hi-tech o abbigliamento trendy, più che manifestare contro i metodi della polizia di Sua Maestà. All’inizio, gli hooligans hanno assistito alle rivolte quasi compiaciuti e con una certa indifferenza: “Roba da sbirri, ora se la sbrighino loro, se ci riescono”. Figurarsi se questi gentlemen, coniatori del noto acronimo ACAB (All Cops Are Bastards), potevano solidarizzare con i tutori dell’ordine, da sempre nemici numero uno.

Ma i ribelli senza causa, che hanno messo a sacco Tottenham e altri quartieri periferici di Londra, hanno involontariamente provocato anche lo slittamento delle partite di calcio. Cosa che ha fatto saltare i nervi ai leader delle principali firm della capitale e non solo. Così è scattata la reazione: scendere in strada e difendere la proprietà privata. E’ questo l’ordine lanciato dalla Casuals United, la sigla che raggruppa le principali gang di hooligan britannici. Se la rivolta di Londra è dilagata verso le principali metropoli del Regno Unito, la colpa è del lassismo delle forze dell’ordine che non hanno saputo proteggere la sicurezza britannica. Nonostante i proclami del governo conservatore che annunciavano migliaia di poliziotti per le strade a tutela dell’ordine pubblico, la maggioranza silenziosa ha biasimato il comportamento dei vertici della polizia, troppo impegnati a diffondere le foto dei sospetti attraverso i social network, piuttosto che ad agire con decisione per spegnere sul nascere i focolai della protesta.

“Bisogna fare come i turchi”, ha postato qualcuno sul blog dei Casual, riferendosi alle ronde armate di bastoni e mazze da baseball organizzate dai membri della comunità turca di Londra. Qualcun altro scrive di aver visto i sikh armati di pugnali e asce, sorridenti vicino ai loro templi, autorizzati dalla polizia a rispondere agli attacchi della “black mob”. Così, anche i tifosi delle squadre della capitale, stanchi dell’inerzia della polizia, sono scesi in strada e hanno presidiato i loro quartieri, organizzando ronde anti teppisti. I primi sono stati quelli del Crystal Palace, seguiti a ruota da quelli del Charlton, che non hanno accettato di buon grado il rinvio delle gare dei propri beniamini. I facinorosi provenienti dall’East London hanno intuito subito che non era il caso di turbare la pace e la tranquillità dei sobborghi meridionali di Londra e hanno preferito evitare il confronto con chi li aspettava fuori dai pub per un sereno scambio di opinioni sulla “police brutality”. Nelle ultime ore, hanno aderito all’appello anche i lads del Queens Park Rangers, il club di Flavio Briatore e Bernie Ecclestone, che ha sposato la causa dei suoi tifosi. Il patron della Formula 1, in un’intervista al canale sportivo della Bbc, ha dichiarato che il rinvio delle gare della Premier League in programma a Londra sarebbe un “messaggio terribile” inviato al mondo intero. “Se fermiamo ora le partite, cosa potrebbe accadere durante i giochi olimpici del 2012?”, si è chiesto il canuto presidente del club londinese.
di Massimo Ciullo